I
testimoni di geova pretendendo di essere la sola organizzazione sulla
terra che parla da parte di Dio, hanno dato troppe volte prova di essere
falsi profeti. Gli adepti di questa terribile setta, gente sincera, in
cerca della Verità, non sanno di essere caduti nella rete di
un'organizzazione che, incutendo timore attraverso l'arma psicologica
della dissociazione, non li lascia più liberi di vivere. Chi si battezza
come testimone di geova non sa che accetta come autorità assoluta e
suprema l'organizzazione, e che se dovesse dissentire dai dogmi da essa
emanati, verrebbe severamente richiamato, ammonito e minacciato di
dissociazione, che per il testimone è una vera sciagura: viene di fatto
emarginato anche dal proprio coniuge, dai figli, dai genitori, dai
parenti, dagli amici (se sono anch'essi testimoni di geova).
I
testimoni di geova, di fatto, non hanno la Bibbia comesolaautorità
in materia di fede, anche se la citano molto e la portano sempre con
loro; la loro effettiva autorità è l'Organizzazione denominata Società
Torre di Guardia, con sede a Brooklyn ed il periodico"La
Torre di Guardia", che considerano l'unico strumento valido per
spiegare quello che dice la Bibbia. Naturalmente, se viene posta la
domanda: "È Dio l'autore deLa
Torre di Guardia?", i seguaci di questa setta, ignorando le
affermazioni fatte in passato dall'organizzazione centrale, negano
apertamente; ma suLa Torre di Guardiadel
15 aprile 1943, pag. 127, edizione inglese, si legge:
"La rivistaLa Torre
di Guardianon ha
eguali sulla terra, perché è dovuta al grande Autore della Bibbia".
Un'affermazione che non lascia adito a dubbi sulla loro reale autorità.
L'Organizzazione dei testimoni di geova è una setta crudele, che obbliga
i suoi adepti a divulgare le dottrine che vengono emanate dalla sede
centrale di Brooklyn da un ristretto numero di persone che costituiscono
il Consiglio Direttivo. Questo Consiglio carpisce persone in buona fede,
le convince che hanno finalmente trovato la verità, e giorno per giorno,
con un lavoro sistematico di indottrinamento, le depersonalizza con
tecniche psicologiche il cui unico scopo è quello di annullare la
capacità di ragionare, rendendola del tutto subdola. Una dimostrazione è
il divieto assoluto ad ogni testimone di leggere qualsiasi libro od
opuscolo che non proviene dall'Organizzazione: non devono averli nemmeno
in casa. Inoltre non devono tenere nella benché minima considerazione le
osservazioni fatte dai non testimoni.
È
con questa tecnica che hanno convinto tutti gli adepti a credere che Dio
abbia un solo nome. Con questo breve studio cercherò di evidenziare che
i nomi di Dio nell'Antico Testamento sono diversi e ciascuno di essi
rivela una caratteristica della Sua Persona Divina.
Chi studia l'ebraico capisce subito che il nome GEOVA non ha nessun
senso, né significato. La lingua ebraica è una lingua consonantica, le
vocali vengono solo pronunciate. È difficile al non ebreo entrare in
questa particolarità, ma un esempio può rendere bene il senso anche in
italiano. Prendiamo i termini ETERNO e SIGNORE, che sono nomi entrambi
riferiti a Dio, e scriviamoli senza consonanti. Avremo: TRN e SGNR.
Sostituendo le vocali di SIGNORE ad ETERNO, si ha TIRONE. Cosa significa
questa nuova parola? Nulla. È quello che è avvenuto nella lingua ebraica
e che verrà spiegato in seguito.
In
conclusione, ridimensionare l'Iddio onnipotente e vero, Creatore del
cielo e della terra, dell'universo e di tutto il suo esercito; l'Iddio
Redentore, santissimo, ad un nome solo è una vera profanazione. I
testimoni di geova, in definitiva, si sono dati una definizione giusta:
testimoni di nessuno, perché geova non ha nessun significato.
I
NOMI DI DIO NELL'ANTICO TESTAMENTO
L'Antico Testamento è stato scritto in Ebraico (tranne alcuni brevi
brani in Aramaico) per preciso volere di Dio, non per caso. Nel libro
degli Atti viene riportato un episodio in cui Dio parla all'apostolo
Paolo in lingua ebraica.
L'unicità di questa lingua sta nel poter esprimere con esattezza un
concetto per mezzo di una parola appropriata che non ammette equivoci,
cosa che non è sempre possibile nelle nostre lingue indoeuropee.
Un'altra caratteristica dell'ebraico è l'immutabilità: si arricchisce
solo di nuovi vocaboli, ma non si estingue. La nostra lingua italiana
proviene dal latino, che è una lingua morta perché nessuno parla più, o
scrive, in latino da secoli; pochi sono quelli che lo conoscono. Ora,
nonostante la profonda conoscenza che alcuni possono avere del latino,
non possono comunicare con altri, rimane solo una conoscenza
intellettuale. Dal latino provengono tante altre lingue europee:
francese, portoghese, spagnolo, rumeno ecc...
L'ebraico invece è rimasto immutato, si sono solo aggiunte parole nuove
dell'era tecnologica. L'ebreo medio di oggi è in grado di leggere e
capire un manoscritto di molti secoli prima di Cristo. Un italiano medio
di oggi non sarebbe in grado di capire nemmeno l'italiano della divina
commedia.
Si
può dire che se Isaia o Geremia si trovassero oggi a Gerusalemme non
avrebbero difficoltà a comunicare con l'attuale popolo eletto; si
troverebbero solo di fronte a termini nuovi come aereo, computer,
automobile, moto, ecc.
Queste brevi osservazioni rendono omaggio ad una lingua unica nella
quale Dio si è espresso per comunicare con l'uomo. Egli ha voluto anche
comunicarci i suoi diversi nomi per farsi conoscere nei suoi diversi
aspetti divini.
Ogni nome riferito a Dio nell'Antico Testamento, quindi, mette in
evidenza una caratteristica della Sua persona divina. È Lui stesso che
si rivela all'uomo con i Suoi diversi nomi, mai l'uomo che glieli
attribuisce. Vediamo ora nel testo biblico ebraico con quali nomi Dio si
fa conoscere ed identificare. Ne vediamo alcuni che mettono in
particolare evidenza l'essenza della Sua Persona e rivelano la Sua
volontà di redimere l'uomo peccatore.
Elohim
Dal primo rigo della Bibbia Dio si rivela all'uomo. In Genesi 1:1 si fa
conoscere come Creatore dell'universo, della terra e di tutto ciò che è
in essa, e dell'uomo. Questo atto creativo si sviluppa in sei giorni e
tutte le cose vengono all'esistenza dal nulla.
Nella lingua cananea e caldea dio si dice El e identifica gli idoli
pagani, fatti con mano d'uomo. È un nome comune di cosa. Questo nome da
solo non viene mai utilizzato nell'Antico Testamento per designare il
solo, unico e vero Dio. Nel popolo d'Israele El assume un carattere
completamente nuovo: da nome comune, diventa nome proprio ed è sempre
accompagnato da un epiteto che sottolinea un aspetto, una virtù del
Solo, Unico, Vero Dio che si è rivelato all'uomo:
El-Hai Dio Vivente (Genesi 3:10)
El-Elion Dio Altissimo (Genesi 14:18)
El-Shaddai Dio Onnipotente (Genesi 17:1)
El-Olam Dio d'Eternità (Genesi 21:23)
El-Ganna Dio Geloso (Esodo 20:5)
Elohimè la forma
plurale di El, e lo si trova solo nella lingua ebraica e solo nella
Bibbia. Deriva da una radice che significa "Potente", "Forte". Questo
nome mette in evidenza l'Onnipotenza manifestata nella creazione. I
verbi che seguono Elohim sono sempre alla terza persona singolare.
Questo nome di Dio racchiude il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo che
compiono la stessa azione: la creazione. In Genesi 1:1 il testo ebraico
dice Elohim barah, che significa Elohim fece venire all'esistenza dal
nulla. Elohim è plurale, barah è la terza persona singolare del passato
remoto del verbo creare. Come si vede, si tratterebbe di una "anomalia"
grammaticale perché un nome proprio plurale è seguito da un verbo alla
terza persona singolare. Invece è un fatto straordinario, unico,
presente solo nella Bibbia. Già alla creazione la Trinità è una verità
rivelata. Il verbo barah in tutta la Bibbia è associato solo ad Elohim.
Col nome Elohim si mette in evidenza la straordinaria potenza che
conviene al Creatore. Da una fonte statistica si rileva che esso è
presente 2312 volte nell'Antico Testamento, e 49 volte (7x7) nella formaElohim
barah.
YaHWeH
È
il famoso tetragramma. Nella lingua ebraica non è un sostantivo, ma un
attributo. Gli ebrei, come si sa, scrivono le parole con le sole
consonanti e pronunciano le vocali oralmente. Fino al V secolo a.C. la
tradizione bastava ad assicurare una lettura corretta del testo biblico.
Dal V sec. a. C. al X sec. d. C. a causa degli eventi storici che
avevano portato il popolo ebraico alla dispersione, si rischiava di
compromettere, se non di perdere del tutto, la conservazione dell'esatta
pronuncia delle parole del testo biblico. Alcuni rabbini ebrei, detti
Masoreti, hanno iniziato una minuziosa, scrupolosa attività per fissare
l'esatta pronuncia. Essi hanno fissato il testo prendendo come campione
un manoscritto e lo hanno poi copiato nel tempo con una cura
straordinaria. Per prevenire aggiunte o omissioni, a margine di ogni
riga annotavano il numero delle lettere, il numero di certe espressioni
ecc. Per fissare l'esatta pronuncia hanno poi creato i segni vocalici,
corrispondenti ai suoni vocalici pronunciati oralmente. Questi segni
furono posti nelle consonanti o sotto di esse, in modo da preservare
l'integrità del testo consonantico tradizionale, prevenendo così a
pericolosi cambi di significato.
YHWH è il nome ineffabile col quale Dio si fece conoscere a Mosé, quando
gli disse di tornare in Egitto e di andare da Faraone per chiedere di
lasciare libero il popolo d'Israele. Gli Ebrei non osavano pronunziare
questo nome, sostituendolo nella lettura del testo biblico con ‘Adhonay
(Signore, mio Padrone). Con questo artifizio evitavano che anche gli
stranieri pronunziassero il nome impronunciabile di Dio. Impronunciabile
perché troppo santo e puro: l'uomo, peccatore, non è degno.
I
Masoreti posero sotto YHWH i segni vocalici di ‘Adhonay. Per effetto di
una regola grammaticale della lingua ebraica che vuole un suono chiuso
perché YHWH non inizia con alef (prima lettera dell'alfabeto ebraico),
il simbolo vocalico che appare sotto la prima lettera del tetragramma
(W) identifica un suono incolore (come per esempio nella parola francese
renard). Quando il tetragramma YHWH è preceduto, nel testo biblico, da
‘Adhonay, le vocali sono quelle di Elhoim per evitare all'ebreo, durante
la lettura, di ripetere due volte ‘Adhonay.
Il
lettore non ebreo, e solo lui, vedendo il tetragramma con i segni
vocalici riportati, legge Y'HoWaH. Questo errore di lettura cominciò a
diffondersi nel XV secolo d. C. Il lettore ebreo mentre leggeva il testo
biblico non commetteva errori, perché sapeva di avere davanti agli occhi
due parole in una: una tutta consonanti, l'altra tutta vocali. Egli non
pronunciava mai Y'HoWaH, ma ‘Adhonay.
Molto probabilmente la pronuncia del tetragramma è YaHWeH. In italiano,
nella versione riveduta, è tradotto con Eterno. Questa traduzione rende
perfettamente evidente il modo con cui Dio si fece conoscere a Mosé:
"Mosè disse a Dio: «Ecco, quando sarò andato dai figli d'Israele e avrò
detto loro: "Il Dio dei vostri padri mi ha mandato da voi", se essi
dicono: "Qual è il suo nome?" che cosa risponderò loro?» Dio disse a
Mosè: «Io sono colui che sono». Poi disse: «Dirai così ai figli
d'Israele: "l'IO SONO mi ha mandato da voi"». "Dirai così ai figlioli
d'Israele: l'Eterno (YHWH), l'Iddio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe
mi ha mandato a voi. Tale è il mio nome in perpetuo, tale la
designazione per tutte le generazioni". (Esodo 3:13-15).
Ed
ancora Dio ricorda a Mosé che fino a quel momento si era rivelato ad
Abramo, Isacco e a Giacobbe come il Dio Onnipotente (El-Shaddai); ora a
lui si fa conoscere come l'Eterno, YHWH:
"Dio parlò a Mosè e gli disse: Io sono l'ETERNO. Io apparvi ad
Abraamo, a Isacco e a Giacobbe, come il Dio onnipotente; ma non fui
conosciuto da loro con il mio nome di ETERNO" (Esodo 6:3).
Inoltre, in Esodo 3, brano del pruno ardente, è straordinario notare
come dal pruno è ora l'Angelo dell'Eterno a parlare, ora il Signore, ora
l'Eterno. L'Angelo dell'Eterno nell'Antico Testamento è Gesù. Gesù è il
Signore! Se il traduttore non riporta questi particolari nella lingua
ricevente stravolge tutto. Nel pruno è Gesù, l'Eterno e il Signore a
parlare con Mosé!
YHWH mette in evidenza l'aspetto di Dio come REDENTORE, che si rivela
all'uomo per salvarlo dalla schiavitù del peccato. È necessario
ricordare come l'Egitto è una figura del mondo senza Dio. Nel libro
della Genesi troviamo YaHWeH-Elhoim (Eterno Iddio) che entra in contatto
diretto con l'uomo: prima creandolo dalla polvere della terra, poi
provvedendo a rivestirlo di pelli da animali sacrificati.
Nella Bibbia si riscontrano sette aspetti di YaHWeH dati da espressioni
composte, che rivelano l'amore di Dio nel voler redimere l'uomo:
Questi sette aspetti di YaHWeH si ritrovano nella persona di Gesù.
Concludendo, YaHWeH ci parla del Dio della redenzione che interviene
direttamente per salvare l'uomo e avere comunione con lui.
Statisticamente è il nome più presente nell'A.T.: 6499 volte.
‘Adhonay(si trova 427
volte nell'A.T.)
Il
significato di ‘Adhonay è "MIO PADRONE". Questo nome mette in evidenza
la sovranità di Dio e quindi la dipendenza della creatura dal Creatore.
L'uomo è al servizio del suo Creatore e gli deve ubbidienza. Questo è il
nome con il quale viene chiamato Gesù nel Nuovo Testamento. Gesù è il
Signore dei signori, il Re dei re.
Nell'inno cristologico, in Filippesi 2:5-11, è scritto:
"Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo
Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere
uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò sé
stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato
esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino
alla morte, e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha sovranamente
innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché
nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e
sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla
gloria di Dio Padre."
a cura di Matteo Ricciotti dal sito "Il Cammino Cristiano"