"Mi trovavo sul
Titanic quando
affondò. Andando
alla deriva
aggrappato ad un
relitto fra le
acque gelide di
quella notte
tremenda,
un'onda spinse
John Harper
vicino a me.
Abbarbicato ad
un rottame della
nave, gridò:
«Sei salvato?».
«No», risposi.
Egli continuò:
«Credi nel
Signore Gesù
Cristo e sarai
salvato».
L'onda lo
allontanò, ma
stranamente un
po' più tardi si
ritrovò vicino a
me. «Sei salvato
ora?». «No»,
risposi,
«onestamente non
posso dire di
essere salvato».
Ancora una volta
mi ripeté il
verso biblico:
«Credi nel
Signore Gesù
Cristo e sarai
salvato» (Atti
16:31). Poi
perdette la
presa del
relitto su cui
si trovava e
affondò.
In quel luogo,
solo nella
notte, e con tre
chilometri di
acqua sotto di
me, credetti. Io
sono l'ultimo
convertito di
John Harper".
L'avevano
chiamata
"Titanic" ossia
"Il più forte
degli dei".
L'inaffondabile,
"Dio stesso non
potrebbe
affondarla" si
diceva, come
dire: "Noi non
moriremo mai".
L'autonomia e
l'indipendenza
umana era
affermata. Ma al
quinto giorno
del suo viaggio
inaugurale, in
meno di tre ore
la tragedia si
concluse. John
Philips,
l'arrogante
ufficiale della
nave dopo il
sesto
avvertimento di
pericolo di
iceberg rispose:
"Tacete!". Di
fronte alla
morte certa,
esclamò: "Dio
perdonami! Dio
perdonami!".
Il costruttore
del Titanic
Thomas Andrews
trascorse gli
ultimi minuti
della sua vita
fissando un
dipinto
intitolato: "Il
nuovo mondo che
verrà".
Tra i 143
passeggeri della
prima classe,
non ci furono
che 4 vittime,
mentre 53
bambini su 76
della seconda
classe perirono.
Quando il
Titanic partì vi
erano 3 classi.
Quando affondò,
ci furono solo
due tipi di
persone:
"salvati" e "non
salvati". Anche
davanti a Dio vi
saranno solo due
categorie di
persone.
L'avvertimento è
lanciato, l'arca
di salvezza
varata da Gesù
col suo
sacrificio è
pronta. Là non
v'è nessuna
distinzione,
tutti possono
trovare
salvezza.
Cosa farai tu,
ti troverai fra
i salvati o i
perduti?
dal sito: "Diotiama.it"