Come la maggior
parte dei
ragazzi che
nascono in una
famiglia di
religione
cattolica
romana, anch’io
sono stato
educato ed
iniziato a
seguire quelle
regole ed ero,
tutto sommato,
un buon
cattolico:
andavo in chiesa
ed osservavo i
vari precetti e
sacramenti.
Seguivo con un
certo interesse
la lettura dei
brani biblici
riguardanti
l’annuncio della
venuta di Gesù,
della Sua
nascita,
dell’apparizione
degli angeli ai
pastori, e il
racconto
dell’arrivo dei
magi, in
Gerusalemme, per
adorarLo. Ogni
mattina, di
buon’ora mi
recavo a servire
la messa come
chierichetto ed
amavo seguire
tutte le
processioni che
si svolgevano
nella città;
amavo stare in
quell’ambiente
religioso ed
essere in
amicizia col
sacerdote.
L’unico punto
negativo, che mi
tormentava non
poco, era che,
quando passavo
vicino alle
statue, avevo
una paura matta,
e tutto questo
continuò fino
all’età di
dodici anni.
Intorno a
quell’età trovai
lavoro come
banconista in un
bar, al circolo
dei
sottufficiali di
via Roma,
Taranto; un
giorno, mentre
ero intento al
mio lavoro e
alle mie
mansioni, verso
il mezzogiorno….
chiusi le porte
ed iniziai il
rito consueto
delle pulizie;
ero solo e tutto
era silenzio
intorno a me,
non ricordo
quali fossero in
quel momento i
miei pensieri,
ma, ad un
tratto, sentii
molto
chiaramente una
voce d’uomo (…),
che mi disse:
"quando termini
il tuo lavoro,
passa per quella
via…. che,
poi…", ma nulla
era molto chiaro
su quel che
avrei dovuto
fare o vedere.
L’impressione di
quella voce fu
grande, riaprii
tutte le porte
del locale… ma
non c’era
nessuno; allora
richiusi le
porte e
continuai il mio
lavoro. La sera,
al termine della
giornata
lavorativa,
mentre mi
avviavo verso
casa, sentii
nuovamente
quella voce (…).
Ero già su
quella strada
indicatami
precedentemente…
e, in un mio
monologo, mi
chiedevo: "ma
dove devo
recarmi?" La
voce che mi
stava suggerendo
il tutto mi
indicò, quasi
come
spingendomi, un
portone del
Corso dere Mari,
e quella voce mi
disse: "entra!".
Era un portone
che segnava
l’ubicazione del
n. 12; entrai… e
a sinistra
dell’atrio v’era
una porta con
dei gradini che
portavano in uno
scantinato
illuminato
fievolmente.
Mentre ero
indeciso se
scendervi o no,
mi accorsi che
altre persone,
dietro di me, si
erano avvicinate
a quella porta…
avrei voluto
informarmi, ma
la vergogna mi
tratteneva dal
farlo; in quel
preciso momento,
tra quelle
persone,
riconobbi una
signora, che mi
disse: "Diego,
cosa fai qui?".
Nella mia
semplicità
risposi che non
conoscevo la
precisa ragione
perché fossi lì;
la donna…
nonostante la
mia perplessità
e indugio, mi
invitò a
scendere per
partecipare alla
riunione che si
sarebbe svolta
poco dopo.
Durante il
culto, mentre i
fedeli pregavano
e cantavano,
anch’io seguivo
attentamente
tutto lo
svolgimento del
culto e recepivo
il messaggio
della Parola di
Dio predicata
dal Fr.
Salvatore
Gemelli, il
pastore.
Al termine della
riunione il
pastore mi
domandò se fosse
stata la prima
volta che io
presenziassi ad
una riunione di
culto
evangelico: gli
risposi di sì e
lui mi invitò a
ritornare.
Tornato a casa
raccontai, con
gioia, la mia
singolare
esperienza ai
miei genitori ed
ai miei parenti,
che mi
ascoltarono
attentamente e
ne rimasero
anche
impressionati,
ma niente di
più; solo un mio
cugino frequentò
la chiesa per un
certo tempo, ma
poi si
allontanò.
All’età di
quindici anni,
dopo aver
appreso della
necessità di
fare un patto
col Signore,
accettai di
battezzarmi e
così scesi nelle
acque facendo il
patto col
Signore di
servirlo ed
essergli fedele
fino alla morte.
Diego Greco
Tratto da:
Zucchi Sergio,
Espansione
Pentecostale,
Taranto 1994,
pag. 337, 338