"Luce di sole,
luce di sole
nell'animo
quest'oggi.
Luce di sole,
luce di sole
lungo tutto il
cammino.
Da quando il
Salvatore mi ha
trovato, ha
tolto il mio
peccato
e la luce
brillante del
suo amore è
scesa dentro
me".
Quale profondo
effetto ebbero
su di me quelle
semplici parole!
Quando avevo
adorato il sole,
che splendeva
alto nel cielo,
per un'ora ogni
giorno, ero
sempre rimasto
con un buio ed
un freddo
interiore. Ma
quella gente
stava cantando
di una luce
brillante che si
trovava nel loro
animo. E si
trattava della
luce dell'amore
di Dio.
Mi riusciva
difficile
contenere la
meraviglia e
l'eccitazione
che avevano
preso possesso
di me.
La luce solare
del Suo amore
nell'animo.
Ebbene, io non
avevo alcun
amore per il
quale potessi
cantare. Odiavo
parecchie
persone malgrado
praticassi con
rigore gli
esercizi della
mia religione.
Esisteva una
grande gelosia
fra i diversi
Pundit che,
talvolta, si
odiavano
ferocemente l'un
l'altro. E
certamente gli
indù odiavano i
musulmani e ne
avevano
trucidati
centinaia di
migliaia in
India, prima ed
anche dopo
l'Indipendenza.
Ma quei
cristiani
stavano cantando
dell'amore di
Gesù che
dimorava in
loro; un amore
così puro,
brillante e
reale, e non
erano solo
parole, che
potevano
paragonarlo alla
luce del sole
nel loro animo.
Ebbene, anch'io
volevo avere,
nel mio animo,
quell'amore!
Poi, il
predicatore
espose il
sermone, tratto
da un Salmo
della Bibbia. Fu
molto semplice
e, al tempo
stesso,
profondo; fu
espresso con
parole piene di
completa
convinzione e di
potenza
spirituale, che
io non avevo mai
sentito prima.
Ogni parola
pronunciata
sembrava doversi
applicare
specificamente a
me stesso. Mi
domandavo quindi
come quella
persona potesse
conoscere le mie
lotte interiori,
tutte le domande
che mi ero
poste, gli
stessi pensieri
che mi erano
saliti in mente,
i profondi
conflitti che
avevo
sperimentato.
Di certo egli
non sapeva che
io sarei
intervenuto a
quella riunione!
"L'Eterno è
il mio pastore;
nulla mi
mancherà." A
quelle parole
qualcosa balzò
dentro di me.
Ricevetti la
profonda
certezza
interiore che il
vero Dio, il
vero Pastore, mi
stava chiamando
per fare di me
una sua pecora.
Nello stesso
tempo, però,
un'altra voce si
levava
contrastando
tutto quello che
diceva il
predicatore. Mi
ammoniva che
avrei perso
tutto e mi
ricordava invece
tutto il
prestigio e
l'onore che
avrei ricevuto
diventando un
grande Pundit
come Jankhi
Prasad Sharma
Maharaj.
Anche a mia
madre si sarebbe
spezzato il
cuore! Come
potevo
disonorare il
buon nome di mio
padre?
Le due voci si
contrastavano
l'una l'altra,
ma quella che mi
attirava verso
il Buon Pastore
si indirizzava a
me con amore,
mentre l'altra
aveva un tono
astuto, pieno di
minacce.
Certamente quel
Pastore che
veniva descritto
dal salmista era
il Dio che io
stavo cercando!
Che cosa
importava se
anche avessi
dovuto perdere
ogni cosa? Se
avessi permesso
al Creatore di
diventare il mio
Pastore,
cos'altro potevo
desiderare? Se
egli era potente
al punto di aver
creato
l'universo
intero, poteva
certamente aver
cura anche di
me!
"Egli mi conduce
per sentieri di
giustizia per
amore del suo
nome." Quando mi
sentivo
colpevole e
com'erano stati
futili tutti gli
sforzi che avevo
fatto per
rendermi puro!
Dopo essermi
sottoposto a
migliaia di
sante abluzioni
ero,
interiormente,
ancora
peccatore.
Questo Dio
prometteva di
condurmi nella
giustizia, ma
non in modo che
io potessi
vantarmi della
mia propria
bontà, oppure
che da solo
potessi
migliorare il
mio "karman" per
ottenere una
reincarnazione
migliore; egli
voleva
perdonarmi
perché io
potessi
appartenere a
lui, anche se
non lo meritavo,
ed egli mi
avrebbe aiutato
a vivere la vita
che aveva
predisposta per
me.
Sarebbe stata la
sua giustizia,
datami in dono,
ammesso che
avessi voluto
accettarla.
Lentamente la
meravigliosa
grazia di Dio,
così diversa da
tutto ciò che
avevo sempre
udito, divenne
credibile.
"Quand'anche
camminassi nella
valle dell'ombra
della morte, io
non temerei male
alcuno perché tu
sei con me."
Malgrado queste
parole venissero
espresse in un
inglese un pò
superato, esse
erano ben
chiare. Sarei
stato liberato
dalle paure che
mi avevano
tormentato
durante tutta la
mia vita: paura
degli spiriti
che
ossessionavano i
miei famigliari;
paura della
forze malvagie
che esercitavano
la loro
influenza nella
mia vita; paura
di quello che
Shiva e gli
altri dei mi
avrebbero fatto
se io non li
avessi
continuamente
appagati. Se
questo Dio fosse
diventato il mio
Pastore non
avrei più dovuto
temere perché
egli sarebbe
stato con me, mi
avrebbe
protetto, mi
avrebbe dato la
sua pace.
"Certo beni e
benignità mi
accompagneranno
tutti i giorni
della mia vita,
ed io abiterò
nella casa
dell'Eterno per
lunghi giorni."
Il predicatore
spiegò che
questo voleva
dire andare in
cielo, alla
presenza di Dio.
Ebbene, doveva
essere qualcosa
di gran lunga
migliore
dell'autorealizzazione!
"Il Signore Gesù
Cristo desidera
essere il vostro
Pastore. Avete
udito la sua
voce che parla
al vostro cuore?
Dopo la sua
resurrezione,
Gesù disse: Ecco,
io sto alla
porta e picchio
(questa è la
porta del vostro
cuore). Se uno
ode la mia voce
ed apre la
porta, io
entrerò da lui e
cenerò con lui
ed egli con me.
Perché non gli
aprite ora il
vostro cuore?
Non aspettate
fino a domani,
potrebbe essere
troppo tardi".
Sembrava che il
predicatore si
rivolgesse
direttamente a
me. Non volli
più rimandare la
risposta!
Ponendo fine
alla lotta che
infieriva dentro
di me per tanto
tempo, mi alzai
dalla panca,
rapidamente mi
feci avanti e mi
inginocchiai.
Il predicatore
chiese agli
altri cristiani
presenti di
farsi avanti e
di pregare con
me. Diverse
persone si
mossero e si
misero,
inginocchiati,
vicino a me. Per
tanti anni molti
indù si erano
messi in
ginocchio
davanti a me, ma
ora ero io che
mi inginocchiavo
davanti a
Cristo!
"Tu non ti
presenti davanti
alla mia
persona," disse
il predicatore,
"ma davanti a
Cristo. È lui
l'unico che ti
può perdonare,
purificare,
trasformare la
tua vita, e che
può condurti ad
avere una
relazione viva
con il Dio
vivente."
Mi fu facile
comprendere
molto bene
quello che
voleva dire,
senza bisogno di
altre
spiegazioni.
Continuai a
restare in
ginocchio per
permettergli di
mostrarmi come
potevo ricevere
questo Gesù di
cui aveva
parlato.
A voce alta
ripetei,
seguendo le sue
parole, una
preghiera con la
quale invitavo
Gesù ad entrare
nel mio cuore,
senza però
pronunciare le
parole "e fare
di me un
cristiano".
Volevo infatti
ricevere Gesù,
ma non diventare
un cristiano.
Non comprendevo
ancora che
l'invito che
Gesù entrasse
nel mio cuore
facesse
automaticamente
di me un
cristiano e che
nessuno poteva,
in alcun altro
modo, diventare
un vero
cristiano.
Dopo aver detto
"Amen", il
predicatore mi
chiese se
volessi pregare
con parole tutte
mie. Lentamente,
soffocato
dall'emozione,
cominciai:
"Signore Gesù,
io non ho
studiato la
Bibbia e non ne
conosco il
contenuto, ma ho
appreso che tu
sei morto per i
miei peccati,
sul Calvario,
perché io
potessi essere
perdonato e
riconciliato con
Dio. Ti
ringrazio per
essere morto per
i miei peccati e
perché sei
entrato nel mio
cuore e perché
mi hai
perdonato! Ora
desidero essere
una persona
nuova e
trasformata."
Piansi lacrime
di pentimento
per la mia vita
vissuta fino a
quel momento;
per l'ira, per
l'odio, per
l'egoismo e per
l'orgoglio; per
gli idoli ai
quali avevo
servito e per
aver sempre
accettato
l'adorazione che
apparteneva
soltanto a Dio e
per aver
immaginato che
egli fosse
simile ad una
mucca o ad una
stella o ad un
uomo.
Pregai per
parecchi minuti,
e prima di aver
terminato sapevo
che Gesù non era
uno dei tanti
milioni di dei.
Infatti egli era
l'Iddio del
quale ero
affamato. Avevo
incontrato Gesù
per fede,
scoprendo che
egli stesso era
il Creatore.
Eppure egli mi
aveva amato al
punto di
diventare un
uomo e di morire
per i miei
peccati.
Realizzando
tutto questo, le
fitte tenebre
che mi avevano
avviluppato sino
a quel momento,
si dissolsero ed
una luce
brillante inondò
il mio animo. La
luce del suo
amore brillava
ormai anche nel
mio cuore!