Ho 38 anni e abito a
Napoli. Fin da quand'ero
piccolo sentivo qualcosa
in me che non so
spiegare, che mi faceva
sentire diverso dagli
altri. Infatti, non ero
come gli altri ragazzi;
i miei desideri erano
diversi.
Ricordo che mi piaceva
giocare con le bambole e
invece di giocare con
gli altri bambini
giocavo con le bambine.
Mi piaceva stare e
giocare con loro. Non
sapevo cosa significasse
ma sapevo che ero
diverso dagli altri miei
coetanei.
Mia madre si arrabbiava
e mi diceva di non
comportarmi in quel
modo, mi diceva che ero
un maschio e non una
femmina, e questo mi
feriva. A volte avrei
anche voluto cambiare,
ma avevo un desiderio
molto forte di questa
femminilità e non sapevo
da dove veniva.
A volte pensavo: "Non
voglio farlo, però mi
piace, quindi perché no,
che c'è di male?". Non
so spiegarlo, ma mentre
crescevo questa "seconda
personalità" cominciò a
prendere il sopravvento.
Ricordo che già quando
frequentavo la scuola
elementare guardavo con
affetto un mio amico e
mi sentivo molto
attratto da lui, volevo
essere speciale ai suoi
occhi. Fu così che
questa menzogna iniziò a
crescere nella mia
mente.
INFANZIA
Quando ero con i miei
amici cercavo di
nascondere le mie
tendenze perché sentivo
che erano sbagliate.
Volevo vestirmi
diversamente e cercavo
sempre degli indumenti
colorati. Ero molto
attratto da quelli
femminili: vestiti,
gioielli, e tutto ciò
che luccicava. Cominciai
ad avere qualche
conflitto interiore
perché non volevo
accettare il fatto che
ero un maschio e questo
portò molta amarezza
nella mia famiglia.
Pensando che potesse
servirmi, i miei
genitori mi mandarono
via in un collegio
cattolico, ma questo non
servì proprio a niente.
Lasciai quella scuola a
sedici anni, dopo
esserci vissuto per tre
anni. Dissi a mia madre
che ero cambiato ma in
realtà ero lo stesso di
prima, o peggiore,
perché quei desideri
avevano continuato a
crescere in me. La
realtà era che non
riuscivo più ad
accettare me stesso come
un uomo, però dovevo
nascondere questo fatto
agli altri.
Cominciai a lavorare e
passarono altri quattro
anni, quindi decisi di
affrontare la vita da
solo. Ero attratto dagli
omosessuali che vivevano
nella stessa zona della
città dove abitavo.
C'erano molti giovani
che si travestivano da
donna e che si
prostituivano. Mi
piaceva il loro modo di
vivere. Ero pieno di
ribellione verso i miei
genitori e proprio
allora incontrai un
amico che alimentò il
mio impeto dicendomi che
loro non potevano
impedirmi di essere
quello che io ero.
Sebbene io sapessi che
era una realtà buia, vi
ero legato e non potevo
uscirne.
Decisi di lasciare la
mia casa per andare a
vivere con un amico che
mi insegnò come
comportarmi e apparire
come una donna. Mi
insegnò a ritoccare le
sopracciglia, mettere il
make-up, e vestirmi come
una donna. Era quello
che avevo sempre
sognato. Lui mi fece
capire che ero così
perché lo ero anche
dentro di me, e io
credevo in tutto ciò che
mi diceva. Pensavo che
questa fosse ormai la
mia strada e che non
c'era nessun'altra
soluzione per la mia
vita.
IL TUNNEL
Stavo lavorando e
cominciavo a vivere
sulla strada. Il mio
amico mi disse che
dovevo guadagnarmi dei
soldi, così cominciai a
prostituirmi. Era anche
un modo per liberarmi da
tutta la frustrazione
che avevo serbato in me
per tanto tempo, un modo
per liberare quella
"femminilità" che mi
dominava, un modo per
vivere in modo diverso.
Per anni, camminai in un
tunnel oscuro: credevo
che l'unico modo di
trovare me stesso ed
essere felice era vivere
come donna, e al tempo
stesso vedere gli altri
intorno a me essere
disgustati dai miei
strani modi di fare.
All'inizio ciò mi feriva
perché non capivo che mi
stavano rifiutando, ma
pian piano capii che ero
diventato un reietto
della società.
Fui preso dalla polizia.
Cominciai a vedere che
le cose non andavano
come pensavo io. Non
riuscivo a convincere
nessuno che io non
volevo essere com'ero ma
che c'era qualcosa in me
che mi costringeva.
Pensavo che forse
sarebbe stato meglio se
fossi cambiato
completamente. Cominciai
a prendere degli ormoni
e a perfezionare le mie
imitazioni. Dicevo a me
stesso: "Sono fatto
così, e così resterò
comunque". "La natura mi
ha fatto così!".
Pensavo: "Sono stato
creato diverso". Era
così che giustificavo il
mio modo di vivere.
Stavo vivendo con altri
che si stavano facendo
cambiare i loro corpi e
le loro facce
chirurgicamente per
cancellare i loro
aspetti maschili e
assomigliare di più alle
donne. Ma c'era qualcosa
dentro di noi che non
andava.
I PRIMI RAGGI DI LUCE
A volte mi giustificavo
dicendo: "Sono una donna
in un corpo maschile".
Vedevo che i miei amici
tornavano da Londra dopo
aver fatto un'operazione
per cambiare sesso,
perché l'obbiettivo di
ogni travestito è
sentirsi come una donna
vera. Era l'ultima
frontiera che rimaneva
davanti a me. Eppure
vidi quelle persone
cadere in depressione,
non si sentivano
accettati e non
raggiunsero mai il loro
sogno.
Mentre mi prostituivo
per strada, notai che le
persone che venivano con
me erano piene di
avvilimento e tristezza.
Cercavano qualcuno a cui
parlare, qualcuno su cui
riversare le loro
frustrazioni. Capii che
non mi stavo sentendo
male perché avevo scelto
quella vita, ma che
tutta l'umanità si
trovava nel dolore.
Una sera tornai a casa
ed ero veramente triste.
Non ricordo dove ero
stato, forse in un
night-club durante una
notte di pioggia.
Ricordo solo che mi
sentii così male che il
dolore era
indescrivibile. Era un
dolore fisico; mi
sentivo morire dentro e
cominciai a gridare a
Dio dicendo: "Dio,
perché sono nato? Perché
devo soffrire così
tanto? Perché non posso
vivere come una persona
normale, con una moglie
e una famiglia, essere
felice, amare e vivere
una vita tranquilla?".
Mentre ero nel mio letto
cominciai a benedire Dio
e sentii una grande
gioia dentro di me. In
quel momento fu come se
una luce venisse vicino
a me e io volevo
toccarla, ma essa sparì.
Non so cosa accadde quel
giorno, ma sono certo
che Dio toccò la mia
vita. Questo accadde tre
o quattro anni prima del
giorno in cui fui
salvato, ma lasciò un
segno nel mio cuore.
Parlando a un amico
dissi: "Ci dev'essere un
modo perché noi possiamo
cambiare. Perché
dobbiamo continuare a
vivere una bugia e
sentirci male anche solo
a parlarne? Non ci
accettiamo noi, e nessun
altro ci accetta".
Il mio amico rispose: "E
allora, che vuoi fare?
Questa è la nostra vita
e non riusciremo mai a
cambiare; siamo nel giro
e non ne usciremo mai".
L'AMORE DI DIO
Ringrazio Dio che un
anno fa incontrai un
credente di nome Biagio
che veniva dalla mia
stessa condizione. Era
stato un omosessuale, ma
non l'avevo più visto
per quattro anni. Avevo
sentito dire che era
cambiato ma non capii
cosa potesse essergli
successo. Quando lo
rividi, mi accorsi che
era realmente cambiato.
Era vestito normalmente,
e soprattutto potevo
vedere un cambiamento
nel suo volto e nella
sua espressione. Mi
parlò di come Gesù
Cristo lo aveva
cambiato, e disse che
Gesù poteva fare lo
stesso per me.
Quella mattina, andai in
ospedale a trovare un
amico che aveva l'AIDS e
che stava morendo.
Potevo vedere la paura
della morte nei suoi
occhi, non a causa della
morte fisica ma perché
stava morendo senza Dio.
Capii che dovevo
fermarmi e dare la mia
vita a Gesù affinché mi
cambiasse.
Una sera andai a un
raduno della tenda con
Biagio, a quel tempo era
a Napoli, e mi spiegò
che dovevo solo chiedere
a Gesù di perdonarmi con
tutto il mio cuore, e
Lui mi avrebbe perdonato
e avrebbe cambiato la
mia vita. Mi fece
leggere nella Bibbia che
davanti a Dio siamo
tutti uguali e che tutti
abbiamo bisogno di
chiedere il perdono dei
nostri peccati. Fui
incoraggiato vedendo che
davanti a Dio io ero
come chiunque altro, e
che Lui ci ama tutti
nello stesso modo.
Ringrazio davvero Dio
per come ha cambiato la
mia vita e posso
testimoniare che l'amore
di Dio ha cambiato il
mio cuore, i miei
desideri, e ha aperto i
miei occhi. Quella sera,
quando tornai a casa mi
guardai allo specchio e
vidi il vero Gabriele:
finalmente vedevo la mia
vera identità. Prima non
riuscivo a capire se ero
un uomo o una donna. Dio
mi fece chiaramente
capire che sono un uomo,
e che tutti quei
pensieri che avevo erano
menzogne del diavolo.
Ringrazio Gesù perché
Lui è morto per i miei
peccati e grazie a Lui
io posso veramente
gridare "Sono libero!".
Ora so che con Gesù
Cristo ho ottenuto la
vittoria e posso andare
avanti perché Lui vive
in me e mi dà la forza
di dire no ai peccati.
Questa è la cosa
meravigliosa che Gesù ha
fatto nella mia vita, e
voglio ringraziarLo
tutti i giorni della mia
vita!