Nonostante l'inconfutabile evidenza
dell'accuratezza e della fedeltà
storica del Nuovo Testamento della
Bibbia, molte persone rifiutano di
accettarne e crederne il contenuto
perché vogliono un riscontro in
fonti non bibliche e non cristiane
che ne avvalorino le affermazioni.
Alcuni agnostici ed atei affermano
che escludendo "qualche oscuro
riferimento in Giuseppe Flavio e
simili", non ci sono prove storiche
della vita di Gesù al di fuori della
Bibbia.
La realtà è che tali prove esistono
in gran numero, e in questo articolo
ne osserveremo qualcuna.
Prove dagli annali di Tacito
Cominciamo con un passaggio che lo
storico Edwin Yamauchi definisce
"probabilmente il riferimento più
importante a Gesù al di fuori del
Nuovo Testamento". Riportando la
decisione dell'imperatore Nerone di
riversare sui Cristiani la colpa
dell'incendio che distrusse Roma nel
64 d.C., lo storico Cornelio Tacito
scrisse:
"Nerone riversò la colpa . .
. su una classe odiata per le
loro abominazioni, chiamati
Cristiani dal popolo. Christus,
da cui il loro nome ha origine,
subì l'estrema condanna durante
il regno di Tiberio per mano di
. . . Ponzio Pilato" (Tacitus,
Annali XV, 44).
Cosa possiamo apprendere da questo
antico (e piuttosto animoso)
riferimento a Gesù e ai primi
Cristiani? Notiamo, innanzi tutto,
che Tacito riporta che il titolo di
Cristiani deriva da una persona
realmente esistita, chiamata
Christus, il nome latino per Cristo.
Di lui si dice che ha subìto
"l'estrema condanna", alludendo
ovviamente al metodo romano di
praticare l'esecuzione capitale
mediante la crocifissione.
Questi avvenimenti sono avvenuti
"durante il regno di Tiberio" e per
decisione di Ponzio Pilato. Ciò
conferma le affermazioni del Vangelo
sulle circostanze della morte di
Gesù.
Tacito riporta anche le seguenti
notizie sulla persecuzione verso i
cristiani:
"Alla pena vi aggiunse lo
scherno: alcuni ricoperti con
pelli di belve furono lasciati
sbranare dai cani, altri furono
crocifissi, ad altri fu
appiccato il fuoco in modo da
servire d'illuminazione
notturna, una volta che era
terminato il giorno. Nerone
aveva offerto i suoi giardini
per lo spettacolo e dava giochi
nel Circo, ove egli con la
divisa di auriga si mescolava
alla plebe oppure partecipava
alle corse con il suo carro. . .
. [I cristiani] erano annientati
non per un bene pubblico, ma per
soddisfare la crudeltà di un
individuo."
Come Tacito, anche Svetonio (120 d.C.)
fece riferimento a Gesù ed i suoi
seguaci nella Vita di Claudio e
nelle Epistole (X, 96).
Prove da Plinio il Giovane
Un'altra importante fonte di prove
storiche su Gesù e sui primi
Cristiani si trova nelle lettere di
Plinio il Giovane all'imperatore
Traiano. Plinio fu allievo del
famoso retore Quintiliano, ed era il
governatore romano di Bitinia, in
Asia Minore, e del Ponto. Egli ci ha
lasciato una raccolta di epistole
contenute in 10 libri, l'ultimo dei
quali contiene il carteggio
ufficiale tra lui e l'imperatore
Traiano. Queste lettere risalgono
per lo più al periodo del
governatorato di Plinio in Bitinia,
ovvero agli anni 111-113, e sono una
fonte documentaria di eccezionale
importanza.
In una delle sue lettere, egli
chiede consiglio a Traiano sul
modo più appropriato di condurre
le procedure legali contro le
persone accusate di essere
Cristiane (cfr. Plinio, Epistole
X,96).
Plinio dichiara di avere
necessità di consultare
l'imperatore riguardo a tale
questione, poiché un gran numero
di persone, di ogni età, sesso e
ceto sociale, erano state
accusate di essere Cristiani.
Il procedimento di Plinio è il
seguente: egli interroga i
presunti Cristiani, e se essi
risultano tali, e non ritrattano
entro il terzo interrogatorio,
li manda a morte. Per coloro che
neghino di essere Cristiani, o
dicano di esserlo stato in
passato, anche vent'anni prima
(allusione alle apostasie dovute
alla persecuzione di
Domiziano?), egli pretende la
dimostrazione di quanto
affermano, inducendoli a
sacrificare agli dei, a venerare
l'effigie dell'imperatore e a
imprecare contro Gesù Cristo.
A un certo punto della sua
lettera, Plinio riporta alcune
informazioni sui Cristiani:
"Essi avevano l'abitudine di
incontrarsi in un certo giorno
prestabilito prima che facesse
giorno, e quindi cantavano in
versi alternati a Cristo, come a
un dio, e pronunciavano il voto
solenne di non compiere alcun
delitto, né frode, furto o
adulterio, né di mancare alla
parola data, né di rifiutare la
restituzione di un deposito;
dopo ciò, era loro uso
sciogliere l'assemblea e
riunirsi poi nuovamente per
partecipare al pasto - un cibo
di tipo ordinario e innocuo"
(Plinio, Epistole, trad. di W.
Melmoth, revis. di W.M.L.
Hutchinson, vol. II, X,96).
Questo passaggio ci fornisce un
interessante scorcio della vita e
delle pratiche dei primi Cristiani.
Innanzi tutto, leggiamo che i
Cristiani si incontravano
regolarmente un certo giorno per
adorare. Poi, leggiamo che la loro
adorazione era diretta a Cristo, e
ciò dimostra che essi credevano
fermamente nella Sua divinità.
Inoltre, la frase di Plinio che
sottolinea come i Cristiani
cantassero inni a Cristo "come a un
dio", viene interpretata da uno
studioso come riferimento al fatto
singolare che, "a differenza degli
dèi che venivano adorati dai romani,
Cristo era una persona che era
vissuta sulla terra" (M. Harris, "References
to Jesus in Early Classical Authors").
Se questa interpretazione è
corretta, allora Plinio comprendeva
che i Cristiani stavano adorando una
persona realmente esistita che però
reputavano essere Dio stesso. Questa
conclusione concorda perfettamente
con la dottrina della Bibbia secondo
cui Gesù è Dio ma venne nel mondo
come uomo.
Non solo la lettera di Plinio ci
conferma ciò che i primi Cristiani
credevano sulla persona di Gesù, ma
rivela anche la grande
considerazione in cui tenevano i
Suoi insegnamenti. Ad esempio,
Plinio nota che i Cristiani
"pronunciavano il voto solenne" di
non violare alcuno standard morale,
il che trova la sua fonte negli
insegnamenti e nell'etica di Gesù.
Inoltre, il riferimento di Plinio
all'usanza Cristiana di condividere
un pasto comune fa evidentemente
riferimento alla loro osservanza di
prescrizioni Cristiane come la
comunione fraterna e lo "spezzare il
pane" insieme, di cui parla il Nuovo
Testamento (Habermas, "The
Historical Jesus").
Plinio sottolinea anche che il loro
era "un cibo di tipo ordinario e
innocuo", quindi rigetta le false
accuse di "cannibalismo rituale"
sollevate da alcuni pagani, come
Cecilio (cfr. Bruce, "Christian
Origins", 28), insieme ad altre
simili dicerie (infanticidio,
riunioni edipodee e cene tiestee in
cui ci si cibava di infanti), e non
ritiene i Cristiani pericolosi
membri di sodalizi sovversivi.
Circa le molte calunnie contro i
Cristiani (su cui aveva anche fatto
leva Nerone per accusarli
dell'incendio di Roma), il
cartaginese Quinto Settimio Fiorente
Tertulliano (160-222 circa),
avvocato e letterato, dichiarò
espressamente che esse non avevano
nulla a vedere con i motivi delle
sentenze di morte: "Le vostre
sentenze", scrive, "muovono
da un solo delitto: la confessione
dell’essere cristiano. Nessun
crimine è ricordato, se non il
crimine del nome". Egli anzi
cita la formula di queste sentenze:
"In fin dei conti, che cosa
leggete dalla tavoletta? 'Egli è
cristiano.' Perché non aggiungete
anche omicida?".
Prove da Giuseppe Flavio
Quelli che forse sono i riferimenti
più notevoli a Gesù al di fuori
della Bibbia, si trovano negli
scritti di Giuseppe Flavio, uno
storico giudeo-romano del primo
secolo (nacque nel 37 d.C.), che fu
prima delegato del Sinedrio e
governatore della Galilea, ed in
seguito consigliere al servizio
dell'imperatore Vespasiano e di suo
figlio Tito.
Nelle sue "Antichità giudaiche",
egli menziona diverse volte Gesù e i
Cristiani. In uno dei riferimenti
descrive la condanna di un uomo
chiamato Giacomo da parte del
Sinedrio. Secondo Giuseppe Flavio,
questo Giacomo era "il fratello di
Gesù, detto Cristo" (Giuseppe
Flavio, Antichità XX,200).
Questa descrizione combacia con
quella fatta dall'apostolo Paolo in
Galati 1:19, dove egli parla di
"Giacomo, il fratello del Signore".
In un altro passo, Giuseppe Flavio
menziona la figura di Giovanni
Battista; Erode Antipa, per sposare
Erodiade moglie del proprio fratello
aveva ripudiato la figlia di Arete,
re di Nabatene, la quale si rifugiò
dal proprio padre. Ne sorse una
guerra nel 36 in cui Erode fu
sconfitto, e questo è il commento di
Giuseppe Flavio:
"Ad alcuni dei Giudei parve
che l’esercito di Erode fosse
stato annientato da Dio, il
quale giustamente aveva
vendicato l’uccisione di
Giovanni soprannominato il
Battista. Erode infatti mise a
morte quel buon uomo che
spingeva i Giudei che
praticavano la virtù e
osservavano la giustizia fra di
loro e la pietà verso Dio a
venire insieme al battesimo;
così infatti sembrava a lui
accettabile il battesimo, non
già per il perdono di certi
peccati commessi, ma per la
purificazione del corpo, in
quanto certamente l’anima è già
purificata in anticipo per mezzo
della giustizia. Ma quando si
aggiunsero altre persone -
infatti provarono il massimo
piacere nell’ascoltare i suoi
sermoni - temendo Erode la sua
grandissima capacità di
persuadere la gente, che non
portasse a qualche sedizione -
parevano infatti pronti a fare
qualsiasi cosa dietro sua
esortazione - ritenne molto
meglio, prima che ne sorgesse
qualche novità, sbarazzarsene
prendendo l’iniziativa per
primo, piuttosto che pentirsi
dopo, messo alle strette in
seguito ad un subbuglio. Ed egli
per questo sospetto di Erode fu
mandato in catene alla già
citata fortezza di Macheronte, e
colà fu ucciso" (Antichità
XVIII,116-119).
Altrettanto interessante, e davvero
sorprendente, è un capitolo della
stessa opera, conosciuto come "Testimonium
Flavianum", nel quale leggiamo
(libro 18, capitolo 3, paragrafo 3):
"Ci fu verso questo tempo
Gesù, uomo saggio, se è lecito
chiamarlo uomo: era infatti
autore di opere straordinarie,
maestro di uomini che accolgono
con piacere la verità, ed attirò
a sé molti Giudei, e anche molti
dei greci. Questi era il Cristo.
E quando Pilato, per denunzia
degli uomini notabili fra noi,
lo punì di croce, non cessarono
coloro che da principio lo
avevano amato. Egli infatti
apparve loro al terzo giorno
nuovamente vivo, avendo già
annunziato i divini profeti
queste e migliaia d’altre
meraviglie riguardo a lui. Ancor
oggi non è venuta meno la tribù
di quelli che, da costui, sono
chiamati Cristiani"
(Giuseppe Flavio, Antichità
XVIII, 63-64).
Giuseppe Flavio menziona anche
Giovanni il Battista, e Giacomo il
fratello di Gesù. Egli parla inoltre
del battesimo praticato da Giovanni
il Battista, dei suoi discepoli,
della sua condanna a morte sotto
Erode (Antichità XVIII, 5). E'
interessante la seguente citazione
dal libro 20 capitolo 9 paragrafo 1
della sua opera:
"Festo era ora morto, e
Albino era per la strada; così
riunì il Sinedrio dei giudici, e
portò dinanzi a loro il fratello
di Gesù che era chiamato Cristo,
il cui nome era Giacomo, e
alcuni altri, e quando ebbe
formato un'accusa contro di loro
come violatori della legge, li
consegnò loro per essere
lapidati" (Giuseppe Flavio,
ibid.).
Alcuni studiosi esprimono dubbi
sull'autenticità del primo brano di
questi due brani; ritengono infatti
che Giuseppe Flavio sia realmente
l'autore del brano, ma che questo
possa essere stato alterato da
qualche Cristiano. Il motivo di
questi dubbi è che Giuseppe Flavio
non era un Cristiano, e quindi essi
trovano difficile credere che egli
potesse fare affermazioni in favore
della divinità di Cristo. Ad
esempio, l'affermazione che Gesù era
"un saggio" la ritengono originale,
mentre sospettano la frase "se è
lecito chiamarlo uomo", in quanto
essa lascia scorgere l'idea che Gesù
potesse essere di natura divina.
Allo stesso modo, trovano difficile
che un non cristiano possa
attribuire a Gesù il titolo di
"Cristo".
Notiamo però che secondo il Vangelo
ciò fu precisamente quello che fece
Pilato; è scritto anche che Erode
credeva nei miracoli di Gesù, ma che
Gesù non volle compiere alcuno dei
miracoli che Erode gli chiese di
fare. Né Pilato né Erode erano
Cristiani. Dopo la morte di Gesù,
persino il centurione romano che era
con le guardie arrivò a dire:
"veramente costui era Figlio di Dio"
(Matteo 27:54).
Anche lo storico Eusebio, vissuto
agli inizi del IV secolo, conosceva
questo passaggio di Giuseppe Flavio
e lo accettò come originale; lo
stesso fecero Girolamo e Ambrogio.
Persino il tedesco Harnack, noto per
le sue violente critiche, lo
considerò originale.
In ogni caso, anche scegliendo di
non considerare i punti "sospetti"
di questo passaggio, che diversi
studiosi di larga fama (F. K.
Burkitt, A. von Harnack, C.G.
Bretschneider e R.H.J. Schutt) hanno
invece difeso, rimane ugualmente una
buona quantità di informazioni che
avvalorano la visione biblica di
Gesù. Leggiamo che era "un uomo
saggio" e che "compì opere
straordinare". E sebbene fosse stato
crocifisso per mano di Pilato, i
Suoi seguaci "non scomparvero", ma
anzi continuarono a seguire la via
di Cristo e furono conosciuti come
Cristiani. Quando combiniamo queste
affermazioni con la frase di
Giuseppe: "Gesù, detto Cristo", ne
emerge un quadro piuttosto
dettagliato che si armonizza bene
con i resoconti biblici. Appare
sempre più evidente che il "Gesù
biblico" e il "Gesù storico" sono la
stessa persona.
Prove dal Talmud Babilonese
Ci sono solo pochi riferimenti
espliciti a Gesù nel Talmud
Babilonese, una collezione di
scritti rabbinici ebrei, compilata
verso il 70-500 d.C. circa. Il primo
periodo di compilazione del Talmud è
il 70-200 d.C. (Habermas, ibid.). Il
passaggio più significativo che fa
riferimento a Gesù è il seguente:
"Alla vigilia della Pasqua
[ebraica], Yeshu fu appeso. Per
quaranta giorni prima
dell'esecuzione, un araldo . . .
gridava: "Egli sta per essere
lapidato perché ha praticato la
stregoneria e ha condotto
Israele verso l'apostasia"
(Talmud Babilonese, trad. di I.
Epstein, vol. III, 43a/281).
Esaminiamo questo passaggio. Avrete
notato che esso si riferisce a una
persona chiamata "Yeshu". Perché
crediamo che si tratti di Gesù?
Perché "Yeshu" (o "Yeshua") è il
nome di Gesù in lingua ebraica. Ma
allora perché è scritto che Gesù "fu
appeso"? Il Nuovo Testamento non
dice che Gesù fu crocifisso? Questo
è certo, ma il termine "appeso"
indica proprio la crocifissione. Ad
esempio, in Galati 3:13 leggiamo che
Cristo fu "appeso", in Atti 10:39
che fu "appeso al legno", e in Luca
23:39 questo termine viene usato
anche per i criminali che furono
crocifissi assieme a Gesù. Troviamo
questo termine anche in Giuseppe
Flavio.
Il Talmud afferma inoltre che Gesù
fu crocifisso alla vigilia della
Pasqua ebraica, proprio come
riportato nel Nuovo Testamento
(Matteo 26:2; 27:15).
Ma che dire allora dell'annuncio
dell'araldo, secondo cui Gesù
sarebbe dovuto essere lapidato? La
condanna che avevano in mente i
Giudei era evidentemente la
lapidazione (ciò si evince molto
chiaramente dal Nuovo Testamento in
Giovanni 10:31-33, 11:8, 8:58-59).
Furono i Romani a cambiare tale
giudizio, mutandolo in crocifissione
(cfr. Giovanni 18:31-32).
Il passaggio spiega anche il motivo
per cui Gesù fu crocifisso. Esso
riporta che Egli praticava la
"stregoneria" e che aveva "condotto
Israele verso l'apostasia". Dal
momento che questa affermazione
proviene da una fonte ostile a
Cristo, non meraviglia il fatto che
questi Ebrei descrivessero la
situazione dal loro punto di vista.
È interessante, però, notare il
parallelismo tra queste accuse e
quelle rivolte dai farisei a Gesù
nel Nuovo Testamento. Essi infatti,
vedendo le liberazione da Lui
compiute, lo accusavano di scacciare
i demòni "con l'aiuto di Beelzebub,
principe dei demòni" (Matteo 12:24).
Notiamo anche che questa è una
conferma del fatto che Gesù compì
realmente delle opere miracolose. A
quanto pare i Suoi miracoli erano
talmente reali da non poter essere
negati pubblicamente, dunque l'unica
alternativa era attribuirli alla
stregoneria! Allo stesso modo,
l'accusa di aver condotto Israele
verso l'apostasia, collima con il
racconto del Vangelo secondo cui i
capi di Israele accusarono Gesù di
stare sovvertendo la nazione
mediante i Suoi insegnamenti (Luca
23:2,5). Una simile accusa da parte
dei religiosi dell'epoca, non fa
altro che confermare la realtà della
potenza degli insegnamenti di Gesù.
Dunque, se letto con attenzione,
questo passaggio del Talmud conferma
diverse affermazioni che il Nuovo
Testamento fa su Gesù.
Prove da Luciano
Il retore scettico Luciano, nato a
Samosata intorno al 120 e morto dopo
il 180, attivo nell'età degli
Antonini, ci ha lasciato un'opera
intitolata "La morte di Peregrino".
In essa, egli descrive i primi
Cristiani nel seguente modo:
"I Cristiani . . . tutt'oggi
adorano un uomo - l'insigne
personaggio che introdusse i
loro nuovi riti, e che per
questo fu crocifisso. . . . Ad
essi fu insegnato dal loro
originale maestro che essi sono
tutti fratelli, dal momento
della loro conversione, e
[perciò] negano gli dèi della
Grecia, e adorano il saggio
crocifisso, vivendo secondo le
sue leggi" (Luciano, De
morte Per., 11-13, trad. di H.W.
Fowler).
Sebbene Luciano si beffi dei primi
Cristiani per la loro scelta di
seguire "il saggio crocifisso"
anziché "gli dèi della Grecia", egli
riporta diverse informazioni
interessanti. Innanzi tutto, egli
dice che i Cristiani servivano "un
uomo", che "introdusse i loro nuovi
riti". E sebbene i seguaci di questo
"uomo" avevano chiaramente un alto
concetto di Lui, molti dei Suoi
contemporanei Lo odiavano per i Suoi
insegnamenti, al punto che "per
questo fu crocifisso".
Pur non menzionandone il nome, è
chiaro che Luciano si sta riferendo
a Gesù. Ma cosa aveva fatto Gesù per
farsi odiare fino a questo punto?
Secondo Luciano, aveva insegnato che
tutti gli uomini sono fratelli dal
momento della loro conversione. E
fin qui niente di pericoloso. Ma
cosa si intendeva con "conversione"?
Significava abbandonare gli dèi
Greci, adorare Gesù, e vivere
secondo i Suoi insegnamenti. Non è
difficile immaginare che una persona
venga uccisa per aver insegnato
queste cose in quell'epoca.
Inoltre, sebbene Luciano non lo dica
esplicitamente, il fatto che i
Cristiani rinnegassero gli altri dèi
e adorassero Gesù, e facessero
questo pur essendo consapevoli delle
persecuzioni cui andavano incontro,
implica che per loro Gesù era senza
dubbio più che un essere umano.
Perché tante persone arrivassero a
questo, rinnegando tutti gli altri
dèi, appare evidente che per loro
Gesù era un Dio più grande di tutti
gli altri dèi che le religioni della
Grecia potevano offrire!
Ricapitoliamo, dunque, ciò
che abbiamo appreso su Gesù da
questo studio delle antiche fonti
non cristiane.
Primo, sia Giuseppe Flavio che
Luciano riconoscono che Gesù era un
saggio. Secondo, Plinio, il Talmud,
e Luciano, implicano che Egli era un
insegnante potente e riverito.
Terzo, sia Giuseppe che il Talmud
indicano che Egli compì opere
miracolose. Quarto, Tacito,
Giuseppe, il Talmud, e Luciano,
menzionano tutti il fatto che Egli
fu crocifisso. Tacito e Giuseppe
dichiarano che ciò avvenne sotto
Ponzio Pilato. E il Talmud dichiara
che il periodo era quello della
vigilia della Pasqua ebraica.
Quinto, ci sono possibili
riferimenti alla risurrezione di
Gesù sia negli scritti di Tacito che
in quelli di Giuseppe. Sesto,
Giuseppe racconta che i seguaci di
Gesù credevano che Egli fosse il
Cristo, cioè il Messia. E infine,
sia Plinio che Luciano indicano che
i Cristiani adoravano Gesù come Dio.
Rendiamoci conto di come anche
prendendo in considerazione alcuni
degli antichi scritti non cristiani,
le verità su Gesù riportate nei
Vangeli sono da essi avvalorate e
confermate. Naturalmente, oltre alle
fonti non cristiane ve ne sono anche
innumerevoli Cristiane, come
conseguenza della conversione di
tanti a ciò che era ed è più che
semplicemente un fatto storico.
Dato però che l'affidabilità storica
dei Vangeli canonici è così
saldamente stabilita, e che tramite
essi innumerevoli persone hanno
conosciuto Gesù personalmente nella
loro vita, vi invito a leggere
direttamente i Vangeli per avere un
resoconto autorevole della vita di
Gesù, e più ancora, per conoscerLo
personalmente nella vostra vita!
Note storiche sulle
persecuzioni contro i Cristiani nei
primi secoli
Publio Adriano, successore di
Traiano, imperatore dal 117 al
138, ricevette una lettera da
Quinto Licinio Silvano Graniano,
proconsole d’Asia nel 120 circa,
nella quale si richiedevano
istruzioni riguardo al
comportamento da tenersi con i
Cristiani, spesso oggetto di
delazioni anonime e accuse
ingiustificate. Egli rispose con
un rescritto, che ci è pervenuto
nella Storia ecclesiastica di
Eusebio di Cesarea, indirizzato
al successore di Graniano, Caio
Minucio Fundano, in carica nel
122-123. In esso si legge:
“Se pertanto i provinciali
sono in grado di sostenere
chiaramente questa petizione
contro i Cristiani, in modo che
possano anche replicare in
tribunale, ricorrano solo a
questa procedura, e non ad
opinioni o clamori. E’ infatti
assai più opportuno che tu
istituisca un processo, se
qualcuno vuole formalizzare
un’accusa. Allora, se qualcuno
li accusa e dimostra che essi
stanno agendo contro le leggi,
decidi secondo la gravità del
reato; ma, per Ercole, se
qualcuno sporge denuncia per
calunnia, stabiliscine la
gravità e abbi cura di punirlo”
(Hist. Eccl. IV, 9, 2-3).
Gli apologisti, a partire da
Giustino, che riporta il testo
di questo rescritto in appendice
alla sua prima Apologia, hanno
interpretato favorevolmente
questa disposizione, vedendo
nella richiesta di Adriano il
primo tentativo di distinguere
tra l’accusa di nomen
christianus e i suoi
presunti flagitia; il
semplice nome cristiano non
doveva essere perseguito, e gli
eventuali reati dovevano essere
prima dimostrati tramite
regolare processo, come per
qualsiasi cittadino. In tal
guisa interpretano anche molti
studiosi moderni; tuttavia,
ancora sotto Antonino Pio i
Cristiani erano oggetto di
persecuzione solamente in quanto
tali.
Il successore di Antonino Pio,
Marco Aurelio Antonino,
imperatore dal 161 al 180,
scrisse intorno al 170, in
lingua greca, un'opera in 12
libri, intitolata "A se
stesso", nella quale
raccolse massime, pensieri,
ricordi e meditazioni di
contenuto filosofico. In essa
trova spazio un accenno al
martirio dei Cristiani:
"Oh, come è bella l’anima che
si tiene pronta, quando ormai
deve sciogliersi dal corpo, o
estinguersi, o dissolversi o
sopravvivere! Ma tale
disposizione derivi dal
personale giudizio, e non da una
mera opposizione, come per i
Cristiani" (Ad sem. XI, 3).
Come già Plinio il Giovane, così
anche Marco Aurelio pare essere
infastidito dalla ostinazione
dei cristiani, che vanno
incontro al martirio pur di non
rinnegare la propria fede. Per
l’imperatore, questo tipo di
morte non è frutto di un
giudizio interno, sano e
ponderato, ma è il frutto di una
“ una mera opposizione”. Ed è
proprio sotto l’impero di questo
sovrano "saggio" e filosofo, che
prende forma la grande
persecuzione che porterà alla
morte, tra gli altri, di
Giustino, Policarpo di Smirne,
Carpo, Papilo, Agatonice, e dei
cosiddetti Martiri di Lione.
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LA VALLE DELL'EUFRATE

L'ORIGINE DELLA SCRITTURA PRIMA DEL DILUVIO

IL MATERIALE PER LA SCRITTURA

IL CODICE DI AMMURABI

BIBLIOTECA E SCUOLA AI TEMPI DI ABRAMO

ABRAMO E GLI SCRITTI SACRI

PROVE STORICHE NON
CRISTIANE DELL'ESISTENZA DI GESU'

Prove archeologiche a
conferma della Bibbia

altre
scoperte

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